A proposito di una statua

 

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A  PROPOSITO  DI  UNA  STATUA

 

 

            Il Comune di Roma ha deciso di dedicare una statua a  Mustafà Kemal Atatürk.

Viene subito da chiedersi: a quando la statua a Francisco Franco o a Mussolini?

Infatti Atatürk  non fu né più e né meno che un dittatore, alla pari di Franco, Mussolini ed altri simili personaggi che, fra le due guerre mondiali,spadroneggiarono  su mezza Europa.

Atatürk fu in tutto e per tutto un dittatore. Come in Italia, durante il fascismo c’era un partito unico, il Partito Nazionale Fascista, così pure in Turchia sotto Atatürk c’era un solo partito: il Partito Repubblicano del Popolo. Solo vari anni dopo la sua morte , e dopo la fine della seconda guerra mondiale, quando la Turchia, per non cedere alcune province orientali all’Unione Sovietica, si avvicinò all’Occidente, venne ammesso il pluripartitismo.

Come in Italia c’era un duce che comandava a tutti, così in Turchia c’era Atatürk, capo assoluto ed indiscusso.

Come in Italia Mussolini s’impadronì del potere con l’uso della forza, così Atatürk fece in Turchia. Anzi, fece di peggio poiché  Mussolini almeno mantenne sul trono il re, che ne era il legittimo detentore; mentre Atatürk detronizzò e costrinse all’esilio il sultano. Non solo, ma dopo aver detronizzato il sultano destituì il califfo , cioè il capo religioso dei musulmani, ed abolì anche il califfato. Più o meno come se Mussolini avesse deposto il Papa ed abolito il papato.

Durante il fascismo in Italia vi erano i Tribunali Speciali per la Sicurezza dello Stato che condannarono a morte o al confino gli oppositori del regime. Parimenti in Turchia  Mustafà Kemal Atatürk  istituì i Tribunali per l’Indipendenza che mandarono sulla forca i suoi oppositori.

I turcofili di ieri e di oggi hanno sempre menato vanto del fatto che nell’Impero Ottomano convivevano pacificamente(?!)  numerose etnie: turchi, curdi, armeni, greci, arabi, ebrei, assiri, bulgari, albanesi ecc.. In realtà i non musulmani erano, nel migliore dei casi, dei cittadini di serie B, tant’è vero che un cristiano poteva convertirsi all’Islam, ma fino al 1840 circa un musulmano che si fosse convertito al Cristianesimo veniva punito con la pena di morte.  Comunque queste etnie “pacificamente” conviventi, almeno erano riconosciute in quanto tali: il musulmano era riconosciuto come musulmano, l’armeno come armeno e l’ebreo come ebreo. Con Atatürk tutti divennero d’ufficio turchi. I cristiani e gli ebrei, in quanto non musulmani hanno potuto mantenere un certo qual riconoscimento grazie a quanto disposto dal trattato di Losanna(1923), ma i musulmani non turchi (curdi, lazi, arabi ecc.) sono stati equiparati in tutto e per tutto ai turchi. I curdi non sono stati riconosciuti quali appartenenti all’etnia curda, ma definiti “turchi di montagna”. Questa turchizzazione forzata dei curdi ricorda, pari pari ciò che fece il fascismo con i tedeschi dell’Alto Adige. Solo che Atatürk fece ben peggio perché bombardò, anche con gli aerei, città e villaggi curdi, fece impiccare i loro capi e mise a ferro e a fuoco le regioni curde. Quindi, volendo fare una classifica delle malvagità, Atatürk  fu peggio di Mussolini poiché quest’ultimo, almeno, non fece bombardare Bolzano, Merano o Bressanone.

Preso dalla foga di turchizzare tutto Atatürk  sostituì con nomi turchi  i toponimi greci ed armeni di varie località; fece espellere dalla lingua turca le parole di origine araba o persiana per sostituirle con termini derivati da lingue di ceppo turco dell’Asia Centrale. Più o meno come Mussolini che aveva bandito l’uso delle parole straniere.

Non sufficientemente pago di tutto ciò Atatürk, con una legge del 1934, stabilì la turchizzazione dei cognomi cosicché molti armeni furono costretti a cambiare il proprio cognome con la tipica “ian” finale ed assumere dei cognomi in tutto e per tutto turchi.

 Mustafà Kemal Atatürk fondò la Società Turca di Storia il cui compito fu quello di riscrivere, mistificandolo, tutto il passato, per far derivare tutti i popoli civili da popolazioni di ceppo turco. Quindi  non c’è tanta differenza fra Mussolini, che aveva il culto di Roma e Atatürk che aveva quello dei turchi considerati culla della civiltà. Con la sola differenza che quella di Roma era una civiltà con la “C” maiuscola; mentre lo stesso non si può dire per l’Asia Centrale, patria dei turchi.

Anche per quanto riguarda gli ebrei Atatürk non fu da meno. Mussolini decretò le leggi razziali nel 1938; mentre quattro o cinque anni prima vi fu il pogrom contro gli ebrei di Edirne, in una Turchia ove non muoveva foglia che Atatürk non avesse voluto.

Per ciò che riguarda gli armeni, è vero,Atatürk non fu responsabile del genocidio (poiché in quel periodo era occupato a contrastare l’offensiva alleata sui Dardanelli), ma è anche vero che portò a compimento l’opera dei suoi predecessori, decretando l’espulsione degli armeni dall’Anatolia ed emanando la legge sui beni abbandonati, sulla base della quale fu impedito ai superstiti del genocidio di ritornare in patria e rientrare in possesso dei propri beni. Inoltre attaccò la Repubblica Armena, uccidendo e facendo prigionieri decine di migliaia di armeni.

Però vengono sbandierati ai quattro venti i meriti di Atatürk; per esempio quello di aver sostituito l’alfabeto ottomano(arabo) con quello latino. Grande merito!Così avrebbe contribuito all’alfabetizzazione della gente, alla modernizzazione del paese. A prescindere dal fatto che il Giappone, con un alfabeto molto più complesso di quello ottomano, è riuscito a modernizzarsi molto di più, e meglio, della Turchia; vi è un altro fatto: l’alfabeto ottomano si prestava benissimo alla stenografia e molti studenti, che ancora lo sapevano scrivere, dopo l’adozione dell’alfabeto latino, preferivano usare la scrittura ottomana per stenografare le lezioni dei loro insegnanti.

Altra grande(?) riforma è stata quella del copricapo: è stato abolito il tradizionale fez per sostituirlo con il berretto od il cappello europeo. Come se bastasse sostituire il copricapo per fare modificare la mentalità della gente.

Sommo merito di Atatürk è stato la creazione di uno stato laico. D’altronde è presumibile che un discendente di una famiglia di rinnegati quale egli era (i suoi erano degli ebrei convertiti all’Islam) non fosse particolarmente attaccato alla religione. Quanto poi abbia inciso il suo laicismo lo si vede oggi che in Turchia il capo del governo è un islamista. Ma anche nei decenni passati quando al potere erano dei partiti laici, venivano costruite moschee a tutto sprone. Inoltre nella ”laica Turchia” il clero musulmano è stipendiato dallo Stato, mentre il clero cristiano  non percepisce nulla.

Atatürk con le sue riforme ha preceduto, in certi campi, persino i paesi europei. Ha concesso il diritto di voto alle donne, quando per esempio in Italia, le donne non potevano votare. Peccato che, a ottanta anni da quelle riforme nelle province interne della Turchia sia ancora in vigore, di fatto, la poligamia, grazie alla connivenza del clero musulmano che celebrando matrimoni solo religiosi permette che ciò avvenga. Però tutte le mogli dello stesso marito almeno possono votare…

Anche la cosiddetta contrapposizione di Atatürk ai Giovani Turchi, presentata come un suo merito, deve essere riconsiderata dato che molti ex Giovani Turchi divennero poi suoi stretti collaboratori, occupando posti di rilievo.  Mustafà Kemal Atatürk più che contrario ai Giovani Turchi era nemico di Enver pascià,triumviro dei Giovani Turchi e suo coetaneo, che lui invidiava poiché era divenuto ministro della guerra, comandante in capo dell’esercito  e genero del sultano, mentre Mustafà Kemal, pur valoroso generale, non era riuscito ad impalmare una delle principesse reali dalla quale era attratto.

Viene poi da ridere, se non si trattasse di una faccenda estremamente seria e grave, al solo pensare alla scritta posta sul monumento romano di Atatürk: “Pace in patria e pace nel mondo”. E adesso ci viene contrabbandato che  Atatürk era pacifista! Proprio lui che per affermare la supremazia turca ha messo a ferro e fuoco l’Anatolia, facendo uccidere centinaia di migliaia fra armeni, curdi e greci. Proprio lui, che preso dal demone del turchismo ha negato la minima autonomia ai curdi, che ne avevano diritto grazie anche al trattato di Sévres. Proprio lui che per impadronirsi di territori armeni, una parte dei quali in precedenza non erano appartenuti alla Turchia, scatenò una guerra contro l’Armenia, mettendo a morte decine di migliaia di armeni. Proprio lui che fece espellere i greci dai territori dell’Asia Minore e del Ponto dei quali essi, e non i turchi, erano gli originari padroni. E per fare ciò, preso da un furore nazionalista,  ne massacrò a centinaia di migliaia.

E a questo personaggio Roma dedica una statua.

Quindi, stando così le cose è più che legittimo chiedersi: “A quando il monumento a Mussolini?”