TURCHIA  IN  EUROPA  O  EUROPA I

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TURCHIA  IN  EUROPA  O  EUROPA IN  TURCHIA?

 

L’ingresso della Turchia nella Comunità Europea è uno degli argomenti del giorno, ed anche  uno dei più dibattuti, con pareri favorevoli e contrari che quotidianamente si affrontano specialmente sulla stampa. Noi armeni, per ovvi motivi,  siamo particolarmente sensibili a questo proposito ed in tutta Europa abbiamo dato fiato a coloro i quali si oppongono all’entrata della Turchia in Europa.

Nelle nostre argomentazioni  citiamo gli esempi dell’ostilità della Turchia, di ieri e di oggi, nei nostri confronti: dal mancato riconoscimento del genocidio, allo stillicidio di vessazioni alle quali sono sottoposti gli armeni residenti in Turchia, per finire con l’atteggiamento di aperta inimicizia che questa ha nei confronti della Repubblica Armena.

Ma, ponendo molto l’accento sull’atteggiamento anti-armeno della Turchia corriamo il rischio  che le nostre argomentazioni vengano considerate troppo di parte e quindi non completamente degne di fede. Bisogna, perciò che, nel ricordare le attività anti-armene della Turchia  si mettano in evidenza anche altri aspetti che non riguardano i rapporti armeno-turchi, ma sono di natura più generale e perciò più facilmente convincenti  perché  non coinvolgono  solo gli armeni, ma la totalità degli europei.

La Turchia attuale è uno Stato il cui regime  può essere definito  di “democrazia fascista”. Infatti in Turchia  c’è democrazia: lì vi sono diversi partiti politici, giornali di differenti tendenze e  periodicamente vi si svolgono libere elezioni cosicché vari partiti si alternano al potere come in tutti gli Stati genuinamente democratici. Però in Turchia alla base dello Stato c’è una concezione fascistoide dello stesso Stato ed è per questo motivo che la democrazia turca è una democrazia fascista.

Lo Stato turco, infatti, ha molte caratteristiche  in comune con i regimi fascisti: la presenza di un duce, l’esasperato nazionalismo, la concezione autoritaria dello Stato, lo strapotere dei militari, il mancato rispetto dei diritti civili, l’annichilimento delle minoranze, l’ esibizione della forza ecc.

Come in ogni paese a regime fascista anche in Turchia c’è un capo che comanda; con la sola differenza che in tutti gli Stati a regime fascista il capo, duce, führer o caudillo che fosse, era una persona vivente , mentre in Turchia il capo è un morto: Mustafà Kemal Atatürk che, guarda caso  si era scelto lui stesso il  cognome Atatürk che significa padre dei turchi. Ma sapendo quanto potere abbiano (e, ancor di più, avessero  in passato) i padri sui propri figli in Oriente, non c’è tanta differenza fra “padre dei turchi” e “duce dei turchi”. Tutt’al più si potrà ipotizzare che in quanto “padre” fosse un “duce buono”.

Atatürk è dunque il duce della Turchia, il suo ritratto campeggia in tutti gli uffici pubblici;in ogni scuola è immancabile, nel cosiddetto “Angolo di Atatürk” una sua immagine. Ovunque in Turchia la sua memoria è sacra ed inviolabile, non si può fare nulla che contraddica ai principi da lui stabiliti. E che importa se è morto 67 anni fa: la sua volontà è legge.

Atatürk fu un dittatore fascistoide similmente ai suoi colleghi europei nel periodo fra le due guerre mondiali: Mussolini in Italia, Hitler in Germania, Franco in Spagna, Salazar in Portogallo, Horthy in Ungheria, Pilsudski in Polonia, Metaxas in Grecia ecc. Quindi da questo punto di vista la Turchia è un paese europeo, poiché in quel periodo mezza Europa era retta da dittature fascistoidi. Ma c’è una differenza fondamentale: in tutti i paesi europei i vari duce, führer e caudillo sono stati rinnegati e sconfessati, mentre Atatürk in Turchia è tutt’ora sugli altari. Quindi è l’unico paese a non aver rinnegato  il proprio fascismo.

Ma vi è un altro aspetto della Turchia che la rende affine ai paesi fascisti: l’esaltato nazionalismo. Ovunque grandi striscioni portano la scritta “Beato colui che può dirsi turco”.  In Turchia, sebbene siano molto numerosi i non turchi, tutti , per legge sono turchi e tali devono dichiararsi. I kurdi  non sono kurdi, ma “turchi di montagna”. Più o meno come  Mussolini aveva fatto in Alto Adige con gli abitanti di etnia tedesca. Lo stesso dicasi per i nomi geografici, come Mussolini ha italianizzato i toponimi tedeschi dell’Alto Adige, così pure in Turchia sono stati turchizzati i toponimi armeni o greci.

Un’altra caratteristica dei regimi fascisti è costituita dall’importanza che viene attribuita ai militari ed all’uso della forza. E quanto peso abbiano i militari in Turchia è più che noto: negli ultimi cinquant’anni hanno realizzato due colpi di stato oltre a far cadere governi o ad imporre il loro volere in varie occasioni. La Turchia è l’unico paese, fra tutti i membri o candidati alla Comunità Europea, in cui vi sia come supremo detentore del potere un Consiglio per la Sicurezza Nazionale nel quale i militari la fanno da padroni. E poco importa se con un’apposita legge, fatta per ingraziarsi l’Europa, venga ridimensionato il loro potere. Infatti in Turchia le leggi valgono quanto valgono ed i governanti di quel paese, per lunga tradizione, sono maestri nell’arte dell’aggirarle.

L’espansionismo, pratica in auge nella Germania nazista, è pure presente nella politica turca: Vedasi l’esempio dell’invasione di Cipro, i periodici sconfinamenti in Irak, il contenzioso con la Grecia per il mar Egeo, la minacciata invasione dell’Armenia., l’affermazione del presidente della Repubblica turca Demirel (predecessore dell’attuale presidente) che la “zona d’influenza” turca (eufemismo che fa ricordare il “lebensraum” di hitleriana memoria) va dall’Adriatico alla Cina. Certo adesso è impensabile la creazione di un impero turco. Oggi è tramontata l’era degli imperi, ma al loro posto vi sono le “zone di influenza” che in pratica sono la stessa cosa. E’ cambiata la forma, ma la sostanza è rimasta la stessa.

Le minacce di usare la forza sono state da sempre il pane quotidiano dei vari duce o führer di turno.

Anche in questo campo la Turchia odierna non si è tirata indietro. Poco più di una dozzina di anni fa l’allora presidente Özal, senza tante perifrasi, minacciò l’Armenia di ripetere ciò che le era stato fatto all’inizio del secolo scorso, cioè un altro genocidio, o nel migliore dei casi, un “buon” massacro.

Ve lo  immaginate un presidente (o un re) di un paese europeo che non nel Medio Evo, ma oggi, minaccia di sterminare gli abitanti di un paese confinante? Eppure il presidente Özal  era un professore universitario, laureato negli Stati Uniti. Se un professore universitario, con laurea americana si comporta così, figuriamoci quale potrebbe essere il comportamento dei turchi comuni mortali

Un’altra caratteristica fascistoide della Turchia è costituita dal mancato rispetto dei diritti umani. Basti pensare al trattamento riservato ai carcerati, ed alle persone arrestate in genere,  che vengono spesso e volentieri torturate. Per non parlare poi dei processi per reati d’opinione. Il caso Pamuk ne è un esempio.

La persecuzione e l’annichilimento delle minoranze è stata  un’altra pratica molto in auge nei paesi retti da regimi fascisti. I kurdi di Turchia ne sanno qualcosa. Ciò che fece Mussolini in Alto Adige nei confronti degli abitanti di etnia tedesca non è nulla se paragonato a ciò che hanno subito i kurdi per mano del governo turco. Ma ora in Turchia sono state introdotte coraggiose riforme che equiparano anche di fatto (sic!)  tutti i cittadini cosicché è stato tolto il divieto dell’insegnamento della lingua kurda (In precedenza anche chi cantava una canzone in kurdo rischiava la galera). Ma non si capisce perché in un paese dove un terzo della popolazione è formato dai kurdi, la loro lingua non possa essere insegnata nelle scuole pubbliche, ma solo in quelle private.   E poi mentre per ottenere il permesso per aprire una scuola privata turca sono sufficienti tre mesi, nel caso di una scuola privata kurda bisogna attendere 18 mesi. E quando qualcuno protesta, il governo ha sempre la risposta pronta “Ci sono dei funzionari eccessivamente zelanti oppure che non conoscono bene il regolamento e perciò si verificano simili inconvenienti.” Però il governo non fa mai nulla per prevenire “simili inconvenienti” che puntualmente, da decenni, si ripetono, sempre e soltanto a danno dei non-turchi…

Uno dei meriti della Turchia, che viene sbandierato ad ogni piè sospinto, è (sarebbe) quello di essere stata immune da qualsiasi forma di antisemitismo ed anzi  di aver ospitato gli ebrei in fuga dalla Germania  nazista. Anche qui è necessario mettere i puntini sulle “i”. In Turchia, negli anni 1933-34  vi è stato un pogrom contro gli ebrei di Edirne. Nel 1942, con l’introduzione della “tassa sulla ricchezza” creata appositamente per annientare l’economia delle minoranze armena, ebrea e greca, gli ebrei di Turchia furono costretti a versare il 186% del loro capitale. In pratica furono posti sul lastrico. Quanto ,poi, la Turchia fosse ospitale nei confronti degli ebrei in fuga dai nazisti, ne sanno qualcosa le anime di quei 769 ebrei che sfuggendo alle grinfie di Hitler  giunsero a Costantinopoli sulla nave “Struma”. Non ottennero il permesso di sbarcare; la loro  nave fu rimorchiata dai turchi al largo nel mar Nero e lì  fatta saltare in aria il 24 febbraio 1942

Questi sono solo alcuni esempi che dimostrano l’essenza fascistoide dello Stato turco. E tutto ciò indipendentemente dai partiti che sono al potere, poiché lì maggioranza ed opposizione, pur avendo notevoli divergenze su molti temi, quando si tratta dell’essenza dello Stato hanno tutti -, siano essi di destra, di centro o di sinistra-  la medesima concezione dello Stato: autoritario, muscoloso ed intransigente custode della nazionalità turca. Infatti in  Turchia, per tutti,  lo Stato e la nazione turca sono un qualcosa di blindato. E per comprendere quanto si differenzino, a questo proposito, i partiti turchi,  basti solo pensare al fatto che l’invasione di Cipro, nel 1975, fu decretata da un governo di sinistra, presieduto dal socialista(!?) Ecevit, e non da un governo di estrema destra, magari guidato da un Pinochet di turno.

Un altro “merito” della Turchia  è (sarebbe) stato quello di essersi schierata a fianco dell’Occidente, a difesa di questo,  e contro l’Unione Sovietica ai tempi della guerra fredda. In realtà  la Turchia non si è mai schierata a difesa dell’Occidente, ma si è semplicemente posta a difesa di se stessa poiché subito dopo la fine della seconda guerra mondiale Stalin aveva reclamato, per conto delle repubbliche sovietiche di Armenia e Georgia, l’annessione di alcune regioni orientali della Turchia che in precedenza avevano fatto parte dell’Impero Russo. La Turchia, per non cedere quei territori, approfittò dell’inimicizia fra l’Unione Sovietica e la NATO per farsi difendere da questa, entrandone a far parte. Perciò il suo orientamento fu chiaramente dettato dai propri interessi e non da un suo ipotetico atteggiamento filo-occidentale.

In Turchia tutti devono proclamarsi turchi e guai a chi non lo fa; ma in quel paese numerose sono le minoranze etniche non turche: vi sono i kurdi, i lazi (etnia georgiana di religione musulmana), gli armeni, gli ebrei, gli assiri, i greci, gli arabi e poi i cripto-armeni, i cripto-greci, i cripto-assiri( più d’un milione di persone discendenti di armeni, assiri e greci costretti a convertirsi all’Islam), i dönme (ebrei convertiti all’Islam) ed ancora gli aleviti (setta musulmana con milioni di adepti in Turchia) e vari altri. Data la forte crescita demografica dei kurdi, fra una ventina d’anni essi supereranno numericamente i turchi. Che si farà? La tanto “democratica” ed “europea” Turchia sarà disposta a cambiare la propria denominazione e non chiamarsi più Turchia, ma, per esempio più giustamente “Federazione turco-curda”?

Ora non si fa che parlare dei progressi della Turchia sulla via della democratizzazione, dei passi da gigante che sta facendo con le riforme che ha introdotto. Ma è da 200 anni che in Turchia si fanno riforme. Le iniziò il sultano Mahmud 2°, che regnò dal 1808 al 1839. Gli fece seguito il figlio, Abdul Megid con  le riforme note con il nome di Tanzimat  e gli editti del 1839 (Hatti sherif) e del 1856 (Hatti Humayun) che sulla carta concedevano uguaglianza di diritti a tutti i sudditi, ma solo sulla carta. Ad essi fece seguito negli anni  70 dello stesso secolo  la Costituzione di Midhat pascià, che ben presto fu sepolta dal regime dispotico di Abdul Hamid 2°. Poi, nel 1908 vennero al potere i Giovani Turchi, e diedero inizio ad ulteriori riforme pseudo-democratiche. Tutti sappiamo cosa fecero e come finì il loro regime. Venne poi Mustafà Kemal, denominato in seguito Atatürk, ed anche lui introdusse riforme, con l’adozione di codici civili copiati dall’Europa. 

Sono duecento anni che la Turchia non fa altro che fare riforme, ma siamo sempre al punto di partenza, poiché le loro riforme sembrano tanto la tela di Penelope. Tutto rimane sulla carta e  serve solo a dimostrare all’Europa quanto è moderna la Turchia. Ed infatti politici, giornalisti ed uomini d’affari europei ritornano entusiasti dalla Turchia ove hanno ricevuto un’ospitalità eccezionale da parte di uno Stato che ha una lunga tradizione nel saper corrompere gli stranieri. Ma la Turchia non è solo Costantinopoli. Andate nella profonda Anatolia dove di fatto vige ancora la poligamia…

Non  sono le riforme, scritte sulla carta, a rendere moderna, civile e democratica la Turchia,

Ne sapeva qualcosa Abdul Megid, l’ultimo califfo turco spodestato da Mustafà Kemal Atatürk nel 1924. Parlando a proposito delle riforme introdotte da quest’ultimo Abdul Megid disse “Non sono le Costituzioni a forgiare le anime, bensì le anime forgiano le Costituzioni”. In Turchia da parte di Mustafà Kemal Atatürk fu vietato l’uso del fez, ma che senso ha bandire l’uso di un copricapo se le teste che esso copriva sono rimaste le stesse?

Quindi stando così le cose l’Europa non ha bisogno che vi entri la Turchia; ma è l’Europa che dovrebbe entrare in Turchia; ammesso che, dati i precedenti, ciò possa mai avvenire.