
DOPO L’ OSSEZIA
La guerra russo-georgiana in Ossezia ha creato una situazione nuova nel Caucaso dove la Russia è ritornata alla grande per far valere il proprio predominio nelle aree ex sovietiche. Anche altre volte la Russia era ritornata nel Caucaso dopo essersene in precedenza ritirata ed ogni volta ciò aveva causato grandi sconvolgimenti, come nel 1920-21 allorquando la Russia, ritiratasi dalla regione in seguito alla rivoluzione bolscevica, vi ritornò sopprimendo la fragile indipendenza di Armenia, Georgia ed Azerbaigian. Con tutte le conseguenze che ciò comportò.
Ora è prematuro trarre conclusioni e fare previsioni su quali potranno essere le conseguenze della guerra russo-georgiana sulla politica internazionale e sugli equilibri strategici che ne conseguono. Ma è il caso di fare qualche considerazione riguardante il coinvolgimento dell’Armenia.
Vi sono due aspetti da considerare a questo proposito. Il primo è che essendosi la Russia fatta paladina dell’indipendenza dell’Ossezia meridionale e dell’Apkhazia, allora riuscirebbe rafforzata la rivendicazione del Karabagh di ottenere il riconoscimento della propria indipendenza.
Il secondo aspetto è più problematico. Se il ritorno della Russia nel Caucaso avrà il significato che la festa è finita e si ritorna come prima; quindi l’Occidente se ne stia al suo posto perché nel Caucaso comanda solo la Russia; e se questo fatto venisse accettato, non importa se controvoglia, allora la situazione potrebbe cambiare e non è detto che questo cambiamento sarebbe favorevole all’Armenia. Infatti quest’ultima era l’unico alleato di Mosca nel Caucaso, mentre la Georgia era chiaramente filo-occidentale e l’Azerbaigian, pure essendo orientato su posizioni simili a quelle georgiane, lo era in modo più sfumato, mantenendo dei rapporti con la Russia tanto che recentemente il presidente russo, recatosi in visita ufficiale a Baku, aveva firmato un trattato di amicizia con quel paese.
L’Armenia, per sua sfortuna, non ha alternative all’alleanza con la Russia. E qui, aprendo una parentesi, va evidenziato il paradosso della situazione dell’Armenia che per cultura e religione comuni e per la tradizione di plurisecolari rapporti con l’ Occidente, è il più occidentale dei paesi della regione, ma deve allearsi con paesi dell’Oriente per tutelarsi dalla minaccia della Turchia che, alleata dell’Occidente, non ha in comune con esso né la cultura, né la religione e né una tradizione di rapporti amichevoli. Chiusa la parentesi.
Orbene la Russia, conscia della mancanza di alternative dell’Armenia, la tratta come vuole. Per ora i rapporti sono molto amichevoli, ma ciò è dovuto al fatto che l’Armenia era l’unica alleata nella regione e perciò la Russia ha mantenuto una posizione equidistante nella questione del Karabagh. Ma ora, se l’Azerbaigian, intimorito da quanto accaduto in Georgia, dovesse riavvicinarsi alla Russia, quest’ultima, ritornata padrona del Caucaso, avrebbe più interesse ad ingraziarsi l’Azerbaigian, per il suo petrolio, che non l’Armenia e ciò potrebbe indurla ad assumere una posizione filo-azera nel Karabagh la cui indipendenza verrebbe così seriamente minacciata.
A complicare le cose vi è anche il fatto che, stante la rottura dei rapporti fra Russia e Georgia, il transito di merci russe per e dall'Armenia, via la Georgia, non sarà possibile o comunque sarà più difficile; cosa questa che aumenterebbe l'isolamento dell'Armenia, indebolendola, e rinforzerebbe le posizioni della Turchia e dell'Azerbaigian.
Ovviamente molto dipenderà dall’evoluzione dei rapporti fra la Russia e la NATO, ma anche da come la diplomazia armena saprà muoversi per prevenire e neutralizzare sviluppi negativi.
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Georgia ed Armenia, due Stati contigui, entrambi cristiani e confinanti con paesi musulmani, avrebbero, secondo la leggenda, come capostipite due fratelli, ma in politica hanno interessi spesso divergenti. L’Armenia, minacciata dalla Turchia, è amica della Russia , mentre la Georgia, minacciata dalla Russia, è amica della Turchia. Ma né la Russia e né la Turchia sono amiche per i begli occhi degli Armeni o dei Georgiani e, alla prima occasione sono pronte a tradirli o a fregarli e così essi sono sempre in balia del destino e con la perenne minaccia di essere schiacciati. Forse la soluzione migliore sarebbe rinverdire la vecchia alleanza armeno-georgiana del medio evo, grazie alla quale si formò uno Stato unitario molto forte ed in grado di tenere a bada i nemici ed i potenziali invasori. Infatti né l’Armenia e né la Georgia, singolarmente prese, sono sufficientemente forti da poter difendersi da sole; ma se unite , o alleate, costituirebbero certamente non una superpotenza, ma comunque un’entità politica non trascurabile. Inoltre, dato il rapporto di forze fra i due -che più o meno si equivalgono-, nel caso di un’ alleanza, né l’Armenia potrebbe prendere il sopravvento sulla Georgia e né questa sull’Armenia. Ma tutto ciò rimane nell’ambito della fantapolitica, poiché gli interessi spesso contrastanti, fra questi due popoli, hanno creato un solco che facilmente non potrà essere cancellato.
E la cancellazione di questo solco sarà sempre più difficile finché permarranno nella società georgiana degli elementi di xenofobia anti-armena che coinvolgono autorità civili e religiose, oltre che rappresentanti della stampa. Di tutto ciò ne fa le spese la minoranza armena di quel paese, sottoposta spesso ad inutili restrizioni e odiose vessazioni. E’ da augurarsi che abbia a prevalere la parte migliore del popolo georgiano, nella quale non si è mai spento lo spirito di amicizia nei confronti gli Armeni.