Due Presidenti ed un pallone

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DUE   PRESIDENTI   ED   UN   PALLONE

 

            Il fare della dietrologia in politica spesso conduce a delle conclusioni palesemente infondate e completamente false. A volte, però, invece di peccare per eccesso, si pecca per difetto e la realtà si rivela molto più fantastica di ogni elucubrazione dietrologica. Specialmente nel campo dei rapporti internazionali.

La squadra di calcio dell’Armenia ha giocato, il 6 settembre a Yerevan, contro la nazionale turca, in vista dei campionati del 2010. Per l’occasione il presidente dell’Armenia ha invitato il suo omologo turco a Yerevan per assistere alla partita. E qui si scatenano le supposizioni, le interpretazioni e gli auspici.

            Il neo-presidente armeno, Serge Sarkissian, dopo le note vicende legate alla sua recente elezione ed ai disordini di piazza che ne sono seguiti, ha iniziato il suo mandato presidenziale da una posizione oggettivamente indebolita già in partenza, con gli occhi dell’Occidente puntati sul suo governo e l’Europa e l’America pronte(ed interessate!) a criticare ogni sua minima manchevolezza. Dei motivi di questo atteggiamento si è già parlato.

            Perché Sarkissian ha invitato il presidente turco? Qui si scatenano le ipotesi. Forse ha dovuto cedere alle pressioni dell’Occidente che vuole che l’Armenia chiuda il contenzioso con la Turchia a costo zero per quest’ultima. In questo caso l’Occidente avrebbe approfittato della oggettiva debolezza del presidente armeno, di cui si è detto, per costringerlo a quel passo e Sarkissian avrebbe accettato per neutralizzare l’immagine negativa che, a torto o a ragione, in Occidente si è creata in seguito alla sua elezione.

            Forse, invece, ha pensato che la Turchia non avrebbe accettato l’invito ed allora sarebbe stata questa, e non l’Armenia, ad essere criticata dall’opinione pubblica mondiale, conferendo così un obiettivo vantaggio all’Armenia nell’ambito del contenzioso armeno-turco.

            Ma la Turchia è una vecchia volpe della diplomazia, ambito nel quale ha un’esperienza plurisecolare ed un’ineguagliabile abilità nello sfruttare a proprio vantaggio gli interessi contrastanti delle varie potenze. Non per nulla il proverbio turco dice che i turchi sono soliti andare a caccia della lepre standosene in carrozza!

Quale delle due parti ha tratto vantaggio da questa visita?

Sicuramente la Turchia che così potrà sbandierare ai quattro venti di essere tollerante e per niente nemica degli Armeni. Inoltre, in previsione del dibattito nel Congresso USA sul riconoscimento del genocidio armeno, potrà tacitare le voci favorevoli al riconoscimento affermando che con l’Armenia è già iniziato il disgelo per cui ogni interferenza straniera sarebbe di ostacolo alla rappacificazione fra i due popoli. Analogo discorso potrà rivolgerlo all’ Europa che ogni tanto sfodera la questione del genocidio a proposito dell’adesione della Turchia alla Comunità Europea.

L‘Armenia  d’altro canto, si trova in una posizione doppiamente indebolita, da un lato  per i fatti collegati alla elezione presidenziale, come si è già visto; ma  anche in seguito al conflitto russo-georgiano in conseguenza del quale è divenuto più problematico il transito da e per l’Armenia dato che la Georgia costituiva la principale via di comunicazione con l’estero, essendo chiusi i confini con la Turchia e l’Azerbaigian.

La Turchia ha colto al balzo questa opportunità proponendo alla Russia ed ai tre stati caucasici un patto per la  stabilità del Caucaso che altro non sarebbe che un mezzo per rafforzare l’influenza turca sulla regione. A detta dei commentatori turchi l’Armenia a questo proposito riveste un certo interesse agli occhi di Ankara poiché la sua posizione geografica è importante per i suoi rapporti con l’Azerbaigian ed i Stati turcofoni dell’Asia centrale. Come si vede il vecchio sogno panturco non è mai sopito, ma è costantemente perseguito dai vari governi che si succedono alla guida di quel paese, indipendentemente dal loro colore politico.

Ed il panturchismo significa la morte dell’Armenia. A questo proposito non bisogna farsi illusioni.

Ora in tutto l’Occidente, America in testa, plaudono alla visita del presidente turco a Yerevan, poiché questo è nel loro interesse.Ma è anche nell’interesse dell’Armenia? Non dimentichiamo che la Turchia da quando l’Armenia è ridivenuta indipendente nel 1991, ha posto, con una sfacciataggine che raggiunge il cinismo, delle precondizioni per l’instaurazione di normali rapporti diplomatici con l’Armenia e la riapertura del confine armeno-turco. Queste precondizioni sono: rinuncia al perseguimento del riconoscimento del genocidio,ritiro degli Armeni dal Karabagh e consegna della regione all’Azerbaigian; rinuncia a qualsiasi pretesa territoriale dalla Turchia. Dopo tutto ciò che gli Armeni hanno subito da parte dei Turchi, dovrebbe essere l’Armenia a porre precondizioni, cosa che non ha fatto forse in considerazione della sua debolezza nei confronti della potenza turca. Ed ora la Turchia si atteggia a benevolente mandando il suo presidente a vedere come riescono , armeni e turchi, a dare dei calci ad un pallone. In Armenia qualche osservatore attento e disincantato ha affermato che si tratta del primo leader turco che, giunto in Armenia,non ne ha massacrato la popolazione. Ed è già qualche cosa! Ma è inutile farsi illusioni. Molti affermano che oggi non è realistico ipotizzare un  nuovo genocidio armeno; ma andiamoci piano a questo proposito: forse non è realistico ipotizzarlo; forse. I pogrom anti-armeni in Azerbaigian, non prima di venti anni fa, dimostrano che il lupo ha perso il pelo, ma non il vizio. Inoltre il fatto stesso che la Turchia neghi il genocidio ed ancora oggi  esalti la memoria di chi ne fu responsabile non devono indurre all’ottimismo, anzi. Ma anche se non vi sarà un nuovo genocidio, ciò che la Turchia vuole è la trasformazione dell’Armenia in un suo protettorato affinché se ne stia buona-buona ed obbediente e lasci che pian piano, con la penetrazione economica e demografica della Turchia, l’Armenia divenga una provincia turca. Senza spargimento di sangue, pacificamente. Ma anche questo sarebbe un genocidio.

            Ha quindi un senso blandire la Turchia? Non per niente l’ex presidente armeno, Kociarian, ha affermato che lui non avrebbe invitato il presidente turco.

E se l’attuale presidente armeno aveva, forse, delle ragioni valide per invitare il suo omologo turco, bene ha fatto il partito Dashnagtzutiun ad inscenare una dimostrazione di protesta all’arrivo del presidente turco. Tanto perché possa capire che non tutti sono disposti a dimenticare, e meno che meno a perdonare. Specialmente se il colpevole non si è pentito.