
KARADZIC e KARABAGH
Qualcuno potrà chiedersi che cosa c’entri il leader serbo-bosniaco Karadzic, recentemente arrestato e condotto dinanzi al Tribunale Internazionale in Olanda, ed il Karabagh.
C’entra, e come. Karadzic è stato incriminato per l’uccisione di migliaia di musulmani in Bosnia e per questo il Tribunale Internazionale appositamente creato per giudicare i crimini commessi nell’ex Yugoslavia, lo ha fatto arrestare come aveva fatto in precedenza con Milosevic ed altri.
Fin qui, nulla da eccepire. E’ giusto che chi si macchia di crimini di guerra, di stermini di massa, o, peggio ancora, di genocidio, venga giudicato e condannato.
Però la giustizia dev’essere eguale per tutti, altrimenti diventa arbitrio, sopraffazione o comunque qualcosa che non è certamente giustizia.
Date queste premesse, nella mente di qualsiasi armeno sorge spontaneamente una domanda: perché Karadzic sì e gli Azeri responsabili dell’uccisione di migliaia di Armeni, in Azerbaigian e nel Karabagh no?
In fin dei conti i massacri di Armeni nel Karabagh e nell’Azerbaigian non sono stati certo di minore entità di quelli dell’ex Yugoslavia, dei quali furono anche contemporanei: fine anni 80 ed inizio anni 90 del secolo scorso. Quindi, nel caso degli Armeni, non si tratta di fatti avvenuti nella notte dei tempi, quando la moralità politica era inesistente non solo nella pratica, ma anche nelle coscienze delle persone più illuminate. Si sono svolti mentre nei Balcani si compivano le pulizie etniche i cui responsabili sono stati penalmente perseguiti. Nel Caucaso nello stesso periodo vi sono stati i pogrom contro gli Armeni di Sumgait, Kirovabad e Bakù, l’operazione “anello” contro il nord del Karabagh, la pulizia etnica del distretto di Gedashen e della provincia di Shahumian, i massicci bombardamenti di Stepanagherd, capoluogo del Karabagh. Sono stati uccisi migliaia di Armeni, ma non un solo azero è stato chiamato a rispondere per questi crimini. L’ONU, l’OSCE, il Consiglio d’Europa, la Comunità Europea, sempre pronti a bacchettare l’Armenia non appena in quel paese uno starnutisce in maniera non regolamentare, dove erano allora? E dove sono adesso? Hanno gli occhi foderati di prosciutto? Non hanno visto ciò che hanno subito gli Armeni per mano dell’Azerbaigian? Sicuramente hanno visto; sicuramente sono al corrente, ma c’è un “ma”.
Questo “ma” si chiama anche petrolio. Petrolio dell’Azerbaigian, paese con il quale grosse compagnie petrolifere occidentali hanno siglato contratti miliardari. Sembrerebbe che il proverbio veneto “Schei(=soldi) e amicizia orban la giustizia” sia stato concepito proprio per questo caso.
E quindi non è bene turbare il sonno e mettere in pericolo le tasche di tutti coloro, azeri e non, i quali hanno interessi nel petrolio di Baku che, detto, per inciso, ancora non è chiaro quanto sia e di che qualità sia, poiché le valutazioni degli esperti a questo proposito sono molto discordanti. Quindi non è escluso che il tanto osannato petrolio azero giunga in occidente non sotto forma di barili e di bidoni, ma sia una bidonata.
Ma oltre al petrolio c’è anche la Turchia, madrina, protettrice e sodale dell’Azerbaigian, che difende in ogni occasione. E dato il peso politico, economico e militare della Turchia, tutto ciò non è di poco conto. L’alleanza turco-azera è giunta a tal punto che in ogni occasione ripetono di essere un’unica nazione in due Stati. Nel contempo, però, proclamano che non permetteranno l’esistenza di un secondo Stato armeno, cioè il Karabagh. Quindi è possibile che vi siano due Stati turchi, ma non due Stati armeni. Logica irreprensibile!
Perciò farebbero semplicemente ridere, se non si trattasse della vita di migliaia di persone, tutte queste dichiarazioni di moralità politica da parte di personalità rappresentanti di Stati che usano spudoratamente una doppia morale e quando tuonano contro i criminali di guerra, gli stermini di massa, le pulizie etniche, sarà bene chiedere a questi signori che cosa hanno fatto per perseguire i responsabili dei crimini contro gli Armeni nel Karabagh e nell’Azerbaigian.
Ecco che l’arresto di Karadzic non può essere presentato, come ha fatto la stampa di mezzo mondo, come una vittoria della giustizia. Gli Armeni del Karabagh hanno toccato con le proprie mani questa giustizia, l’hanno “assaporata” a pieno e come potranno non dar ragione al poeta Siamantò, il cantore delle sofferenze e del riscatto degli Armeni, che disse “O giustizia umana, che io ti sputi sulla faccia”?.