Missak Medzarentz

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Missak   Medzarentz   cento anni dopo

 

Nel luglio di giusti cento anni fa si spegneva a Costantinopoli Missak Medzarentz (1886 - 1908) uno dei massimi poeti armeni. Il trascorrere del tempo non ha scalfito il valore dei suoi versi che rimangono sempre freschi ed attuali. Ricordiamolo con una delle sue poesie più belle.

 

IL  PADRE  NOSTRO  DELL’  UOMO  MODERNO

 

                                                                 a monsignor  Turian

 

Dammi, o Signore, la gioia impersonale,

come i fiori ch’io la raccolga sulla mia strada,

negli sguardi di tutti ed ogni giorno.

 

Dammi, o Signore, la gioia impersonale,

ed io, come un bimbo che i fiammiferi accende,

la veda dipinta di sorriso, su un altro volto.

 

Dammi, o Signore, la gioia impersonale,

come una campana che io l’appenda ad ogni porta

e come un nastro ad ogni porta che io la cinga.

 

Dammi, o Signore, la gioia impersonale,

come una lampada che io l’accenda nello stellato

buio, d’ogni tetto e d’ogni capanna.

 

Dammi, o Signore, la gioia impersonale,

che ne faccia l’altare della mia anima, santificante

e accenda alla mia mente, come incenso profumato.

 

Dammi, o Signore, la gioia impersonale,

e non sia che l’altrui pianto e singhiozzo

voglia io soffocare nella cascata della voce del mio cembalo.

 

Dammi, o Signore, la gioia impersonale

e non sia che il canto della voce del mio plauso,

abbia freddo ritiro nella stanza dell’Io, messaggero di lutto.

 

Dammi, o Signore, la gioia impersonale

ed  ogni pane, posto sul mio desco

abbia un paio di gioie, a mo’ di croce.

 

 

Dammi, o Signore, la gioia impersonale,

e io la percuota alla roccia del mio cuore, come uno scettro

che fa sgorgare l’acqua dell’indubbia beatitudine.

 

Dammi, o Signore, la gioia impersonale

e sulle acque io la distenda come una rete

e come un aratro sui solchi la distenda.

 

Dammi, o Signore, la gioia impersonale

e come una pioggia io la brini su ogni campo

e come un sole la distribuisca ad ogni orizzonte.

 

Dammi, o Signore, la gioia impersonale

ed io, abbracciandola, sia il cacciatore dell’ideale

e, fattane una zattera, sia il navigante delle luci.

 

Dammi, o Signore, la gioia impersonale

per raccoglierla nell’anima dei vecchi, della vergine, del bimbo,

degli uomini semplici, dei contadini, dell’operaio.

 

 

Dammi, o Signore, la gioia impersonale

per raccoglierla nell’anima di tutti, in ogni particella

dell’universale anima, ad ogni ora.

 

Dalle strade e dai fiumi e dai campi,

dai boschi e dai monti e dalle valli,

dai tetti e dalle case e dalle porte,

 

Dammi, o Signore, la gioia impersonale.