Salviamo la Memoria

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SALVIAMO   LA  MEMORIA

 

Alcuni decenni fa, allorquando in occasione dei sovvertimenti socio-politici che sconvolsero la tranquilla vita dei paesi del Medio Oriente, molti armeni abbandonarono frettolosamente l’Egitto per trasferirsi, in gran parte, in Canada, monsignor Mambre Sirunian, arcivescovo degli armeni d’Egitto, fece un pubblico appello affinché coloro i quali, emigrando, non si portavano assieme i propri libri armeni, invece di gettarli o disperderli, li portassero all’arcivescovado ove sarebbero stati conservati. Tutto ciò al fine di non perdere un patrimonio di cultura che, venendo conservato, avrebbe potuto essere utile in futuro. Molti risposero a questo appello e così vennero salvati numerosi, e spesso preziosi, volumi. Qualcosa di simile si è svolto, più recentemente, in Iran.

            Ora in Italia non siamo nelle stesse condizioni; non c’è una grossa comunità, non c’è emigrazione in massa di armeni. Vi sono però libri, documenti, fotografie, manoscritti ed oggetti vari che hanno un certo valore, dal punto di vista della cultura e della storia armene, che si trovano in possesso di vari nostri connazionali. Che cosa ne sarà di tutto ciò alla morte dei loro proprietari? Si è già pensato ad una loro collocazione? I loro eredi sono in grado di leggere (ed, eventualmente, anche di apprezzare) ciò che è scritto in quei libri o in qui documenti?

            Ed inoltre, tutti questi armeni, ed in particolar modo gli appartenenti alle generazioni più anziane, hanno alle loro spalle una storia personale e familiare che è un brandello di storia armena. Hanno nei loro cuori e nelle loro menti ancora dei retaggi di tutta quella che era la  cultura, il modo di vita, il mondo di quella che può definirsi l’ “Armenia perduta”, tutto quel territorio, armeno e non, appartenente all’Impero Ottomano, e che ora è completamente svuotato dei  suoi abitanti armeni. La Patria, la terra era perduta, ma rimaneva ancora qualcosa di essa nei cuori e nelle menti dei sopravvissuti e dei loro discendenti, una specie di Patria virtuale costituita da ricordi, modi di vita, usanze, tradizioni, cultura. Non c’era più la Patria reale, ma almeno ne era stata creata una spirituale. Oggi rimangono ancora le memorie, negli immediati discendenti degli armeni abitanti in quei luoghi. Ma  quanto potranno durare questi ricordi? Dopo venti, trenta o quaranta anni al massimo saranno completamente cancellati e con essi se ne sarà andata anche una cultura ed un pezzo di storia.

            Che cosa si può fare per salvare tutto ciò? Non è possibile ipotizzare che ognuno si metta a scrivere le proprie  memorie familiari o che fornisca l’elenco dei libri e documenti armeni che possiede e così via. Ma qualcosa si può fare. Innanzitutto raccogliere le testimonianze orali. Sarebbe un’iniziativa utile, oltre che simpatica, organizzare dei talk show ai quali invitare a turno alcuni armeni, per intervistarli sulla storia della loro famiglia: donde proveniva, di che si occupava, che vittime ha avuto durante il genocidio, come si sono salvati i sopravvissuti, che memorie hanno dei luoghi d’origine e così via. Durante questi talk show potrebbe intervenire con domande, oltre all’intervistatore, anche   il pubblico presente che verrebbe così più coinvolto ed interessato. Questi talk show potrebbero venire registrati o filmati e così, almeno in parte, si salverebbero certe memorie. Inoltre nel corso di questa iniziativa potrebbe venire evidenziato il possesso di libri e documenti armeni e tutto ciò servirebbe a sensibilizzare i loro possessori a prendere decisioni circa il loro futuro affinché un giorno non vengano dispersi.

            Qualcuno, a questo proposito, ha delle altre idee o proposte da fare? Saremmo ben lieti di pubblicarle.