
SVILUPPI POLITICI IN ARMENIA
La piccola e povera Armenia -circondata da paesi ostili, afflitta, in più, da tutto ciò che è stato causato dal crollo dell’Unione Sovietica; molto più povera del confinante Azerbaigian, ricco di petrolio; priva di uno sbocco sul mare come l’altra confinante Georgia- nonostante tutti questi handicap è pur sempre, fra i tre paesi della Transcaucasia, il più politicamente stabile, non avendo subito i periodici sommovimenti che hanno colpito, anche recentemente la Georgia, né essendo divenuta una “Repubblica erditaria” come l’Azerbaigian ove ad Aliev padre è successo il figlio quale capo dello Stato. Di tutto ciò devono tenere conto politici, diplomatici ed imprenditori stranieri che, a qualsiasi titolo, hanno rapporti con l’Armenia.
In questo paese negli ultimi tempi vi sono stati degli sviluppi importanti in campo politico. L’anno prossimo vi saranno le elezioni presidenziali e Robert Kociarian, essendo stato per due mandati presidente della repubblica, non può –a norma di Costituzione- essere ulteriormente rieletto. Quindi i vari candidati “affilano le armi”. Il più favorito pare di ssere l’attuale primo ministro, Serge Sarkissian, che da lunghi anni era il braccio destro di Kociarian. Ma, ovviamente, anche altre candidature si fanno avanti. La più interessante, e sicuramente la più clamorosa, è quella dell’ex presidente Levon Ter Petrossian, che nel 1998 fu costretto a dimettersi perché accusato di essere eccessivamente remissivo nei riguardi del problema del Karabagh. Da quella data in poi, per quasi dieci anni, si è estraniato dalla politica, non è intervenuto nel dibattito riguardante la cosa pubblica ed è ritornato ai suoi studi di filologia. Ma per molti dei suoi sostenitori –che a dire il vero non sono numerosi né in Armenia e né nella Diaspora, perché memori dei danni da lui provocati- era pur sempre un punto di riferimento. Così, all’improvviso, rompendo un silenzio decennale, Levon Ter Petrossian è rientrato nell’agone politico. E ha fatto ciò con un gesto molto plateale. Ha chiesto di incontrare, nella sede del Dashnagtzutiun, i dirigenti di questo partito. La sua richiesta è stata accettata ed è stato accolto da Hrant Markarian, presidente del partito, attorniato da altri dirigenti. E’ da notarsi che Markarian era stato fatto arrestare da Levon Ter Petrossian, che ,accusandolo di attentato alla sicurezza dello Stato, lo fece incarcerare. Fu liberato immediatamente dopo le dimissioni de Ter Petrossian. Ma nel corso di questo incontro i due non hanno fatto nessun accenno al passato e sono convenuti sul fatto che i partiti politici, anche se antagonisti fra di loro, debbono mantenere un atteggiamento improntato al reciproco rispetto.
Dopo questo incontro Levon Ter Petrossian ne ha avuto un altro, pure esso significativo. Si è visto con Vazgen Manughian che era stato suo primo ministro e ministro della difesa, ma poi, venuto in disaccordo con lui era stato defenestrato. Successivamente, nelle elezioni presidenziali del 1996 Manughian era stato il principale antagonista di Ter Petrossian il quale, al termine delle votazioni, vistosi perdente, fece intervenire l’esercito. Ora i due si sono incontrati ed anche questo fatto fa ben sperare sul futuro della stabilità politica dell’Armenia, poiché i nemici di un tempo convengono sul fatto di essere solo degli avversari.
Il terzo incontro rilevante è stato quello fra i dirigenti dei partiti Dashnagtzutiun e Ramgavar. Il primo di ispirazione socialdemocratica, il secondo liberal-democratico, per decenni erano degli avversari che si sono combattuti, anche pesantemente, nella Diaspora. Ora non solo si sono incontrati, ma un dirigente del Dashnagtzutiun, Vahan Hovhannessian -che è anche vice-presidente dell’Assemblea Nazionale dell’Armenia- ha pubblicamente espresso la sua stima nei confronti di questo partito poiché è portatore di certi ideali e di certi valori. Nel corso dell’incontro i due partiti si sono detti d’accordo su alcuni grandi temi riguardanti l’Armenia e cioè il Karabagh, il Giavakhk (regione georgiana a maggioranza armena) la lotta alla corruzione, lo sviluppo della democrazia e della legalità. I dirigenti del partito Ramgavar non hanno escluso di votare per il candidato del Dashnagtzutiun nel corso delle prossime elezioni presidenziali.
Tutti questi fatti denotano che in Armenia –a fianco del normale dibattito ed antagonismo politico-partitico- si fa strada un diffuso sentimento di reciproco rispetto, di fair play ed anche di collaborazione fra le varie forze politiche. Ciò è un indice di un ulteriore progresso per la giovane democrazia armena e nel contempo conferisce all’Armenia una patente di stabilità politica in un’area geografica ove non mancano le turbolenze.